Il maestro Walter Santinelli: una lunga storia nel ballo

da Il Giornale della Danza 24 gennaio 2016

Walter Santinelli, in coppia con la moglie Gina, è stato finalista a diversi campionati di danza sportiva a partire dai Campionati del Mondo per professionisti di danze latino americane al Royal Albert Hall di Londra, i Campionati Europei, gli spettacoli al celebre Piper Club di Roma, negli anni settanta. Walter Santinelli, oltre ad aver fondato la “Santinelli Dance Studio” di Roma, è presidente della FITD, federazione sportiva di danza con sede nella capitale.

Walter Santinelli

Walter che ricordi hai degli anni danzanti successivi al dopoguerra?

Tutto mi lega alla figura di mio padre Antonio Santinelli, tessera n. 17 dell’ANMB, credo sia stato l’anno 1945. La Seconda Guerra Mondiale era da poco terminata e mio padre, rimboccandosi le maniche come tutti gli italiani, ha incominciato a insegnare a ballare, la sua grande passione. E’ stato uno dei primi maestri del ballo di coppia in Italia. A lui devo dire grazie se oggi ho raggiunto ottimi obiettivi. La grande scuola Santinelli, infatti, risale proprio a quei tremendi anni in cui c’era da ricostruire un Paese. Ci vollero anni di lavoro e tenacia da parte dei miei genitori Enrica Lucia e Antonio Santinelli, che dopo aver messo in piedi la loro struttura per impartire lezioni di ballo, anche ai militari americani di stanza nell’Italia post bellica, pensarono bene di creare dei corsi per corrispondenza con dispense scritte a macchina, impegnandosi a tempo pieno nel mondo del ballo da Società.

In che anni e come hai incominciato a fare sul serio nel ballo?

Ho incominciato a muovere i primi passi nel mondo del ballo all’età di 10 o 12 anni. Ricordo che i miei genitori mi portavano in riva al Tevere in un locale all’aperto dal nome suggestivo la Conchiglia sotto Ponte Matteotti. Li c’era un’orchestra militare che suonava della bella musica ballabile. A Castel Sant’Angelo, nel primo dopoguerra, si ballava il sabato e mio padre mi ci portava spesso e, talvolta, preso da questa sua passione per il ballo capitava che mi dimenticava tra i tavolini del locale.

Rispetto ad oggi cos’è cambiato nell’ambito della Danza di coppia?

Intanto ho avuto la possibilità con i registi Sergio e Bruno Corbucci di girare anche dei film come “Delitto sull’autostrada”, dove presentavo la gara di ballo e portavo delle mie coppie, e “Lisa dagli occhi blu” che ballavo un Tango un po’ caricato perché serviva così. E’ chiaro che all’epoca c’era il ballo sociale, il valzer, la mazurka, il ballo da sala per intenderci in modo quasi esclusivo. Il Tango andava per la maggiore anche se c’è da dire che questi balli se non hai il partner diventa un po’ più difficile. Certo nel corso dei decenni il ballo di coppia ha subito molte modifiche anche e soprattutto con l’arrivo di nuove tendenze provenienti da Paesi lontani.

Veniamo proprio alla danza sportiva, muovendo dalla tuo percorso personale di ballerino.

Sono molti i momenti dedicati alla danza agonistica, sia con mia sorella Silvana, sia con mia moglie Gina. Penso ai campionati europei. A Parigi tra il 1952 e 1954 ho preso parte al congresso mondiale del ballo proprio nell’epoca in cui arrivava in Europa il chachacha. In quegli anni le combinate tendenzialmente erano ancora il Tango e il chachacha. Con l’arrivo del cosiddetto Travoltismo, dei Beatles, i Rolling Stones molte cose cambiarono. E’ un’epoca in cui facciamo conoscere il walzer, il tango, le danze latino americane (rumba, cha-cha, boogie-woogie, rock and roll), partecipando a diverse manifestazioni e campionati, facendo conoscere le diverse espressioni di questi balli ai giovani e alle coppie che volevano approfondire la conoscenza nel campo della danza.

Che cosa credi ti abbia dato o tolto il ballo?

Credo mi abbia dato molto e tolto nulla, certamente all’inizio non ho avuto molte possibilità economiche come tanti possono oggigiorno. Ho dei figli e nipoti che continuano ad occuparsi con passione di Danza, spaziando a 360° tutte le discipline, dalla danza moderna all’Hip Hop.

Una frase di Walter Santinelli sul ballo.

Mi piace dire spesso che sorridere è la vita e ballare la mantiene sana.

Oggi sei ai vertici della FITD, che novità ci sono in merito?

Sono a capo di una federazione funzionante, ente amatoriale e promozionale che organizza corsi ed eventi annuali. Quello dell’agonismo della danza è un sistema un po’ macchinoso, per gestirlo a volte si fanno delle scelte, alcune figure professionali passano da un ente all’altro creando non poche difficoltà.

Sei divulgatore dello sport legato alla danza.

Sono divenuto direttore artistico di varie manifestazioni e campionati classici nel panorama capitolino, maestro, coreografo e grande esperto nelle varie espressioni del ballo. Questo mi permette di continuare a diffondere il ballo a 360° anche attraverso organizzazioni o giurie.

La scuola dove insegnano i Santinelli.

Le mie figlie hanno scelto di seguire i miei passi. Paola Santinelli, che insieme a Claudio Antonelli è campione di rock-and roll acrobatico, e Stefania, sin da piccoline hanno studiato danza classica e ginnastica artistica acrobatica e, attraverso un duro lavoro, hanno raggiunto ottimi livelli che le vedono impegnate in manifestazioni ed esibizioni di notevole importanza.

Un sogno nel cassetto.

Il mio sogno è poter avere un bel locale grandissimo dove mettere insieme le due discipline che ho sempre amato di più: la danza e la ginnastica artistica.

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